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Capire l'innovazione · Parte I · I fondamenti

01 · Perché esiste l'innovazione

10 min de lectura

In sintesi

  1. Ogni organismo sopravvive solo entro una fascia ristretta di condizioni; quando l'ambiente esce da quella fascia, le uscite sono due: cambiare il corpo o cambiare l'ambiente. L'evoluzione fa la prima cosa e impiega generazioni; la tecnologia le fa entrambe e agisce in anni.
  2. Inventare non è innovare: l'invenzione è la creazione di qualcosa di nuovo, l'innovazione è la sua introduzione riuscita nell'economia o nella società. Un prototipo che resta in laboratorio non ha adattato nulla.
  3. L'innovazione ha quindi due fasi, entrambe necessarie: farla esistere (ricerca e sviluppo) e farla arrivare (produzione, distribuzione, mercato).
  4. In un'economia di mercato, la forma organizzativa nata per fare le due cose insieme si chiama impresa: una struttura che riunisce conoscenza, capitale, lavoro e relazioni.
  5. Dopo l'innovazione viene l'imitazione: la novità si propaga, i margini dell'innovatore si erodono, e il ciclo ricomincia. Questo meccanismo, che Schumpeter chiama distruzione creatrice, è il motore del progresso economico.

Sezione 1

Il fondamento biologico: adattarsi in tempo

Conviene partire da lontano, perché la definizione economica dell'innovazione diventa più chiara se si vede da quale necessità nasce.

Ogni essere vivente è un sistema materiale che si mantiene in vita solo entro una fascia ristretta di condizioni fisiche: temperatura, pressione, disponibilità di acqua, energia e nutrienti. Quando l'ambiente esce da quella fascia, le possibilità sono due, e non ce n'è una terza: cambiare il proprio corpo oppure cambiare l'ambiente. La biologia conosce bene la prima via: si chiama evoluzione per selezione naturale, opera sulla variabilità genetica delle popolazioni e richiede generazioni. È un meccanismo potente ma lento, e non arriva sempre in tempo: la documentazione paleontologica registra cinque estinzioni di massa, episodi in cui il cambiamento ambientale ha superato la velocità di adattamento della maggior parte delle specie.

La specie umana ha sviluppato una seconda via: la conoscenza accumulabile e trasmissibile, che si materializza in scienza e tecnologia. Questa via fa entrambe le cose che l'evoluzione non può fare insieme: modifica il corpo (occhiali, vaccini, protesi, farmaci) e modifica l'ambiente (abitazioni, agricoltura, reti idriche, energia), e lo fa in anni invece che in generazioni. Innovare, in questa prospettiva, significa fabbricare in tempo le adattazioni che non possiamo aspettare dall'evoluzione.

Questa lettura non è una metafora decorativa: fissa tre proprietà che ritroveremo in tutto il saggio. Primo, l'innovazione risponde a un problema di disallineamento tra un sistema e il suo ambiente; dove non c'è problema, non c'è domanda di adattamento (il capitolo 02 svilupperà questa conseguenza). Secondo, il tempo è una variabile costitutiva, non un dettaglio: una soluzione che arriva tardi equivale a una soluzione che non arriva. Terzo, l'adattamento conta solo se raggiunge chi ne ha bisogno: una soluzione confinata in laboratorio non ha adattato nessuno.

Sezione 2

La distinzione fondativa: invenzione e innovazione

La formalizzazione economica di questa terza proprietà si deve a Joseph Schumpeter, che nella Teoria dello sviluppo economico (1934, edizione originale tedesca 1911) traccia la distinzione su cui poggia tutta la disciplina: l'invenzione è la generazione di un'idea o di un artefatto tecnico nuovo; l'innovazione è la sua prima introduzione riuscita nell'economia. I due fenomeni sono separati nei fatti, nelle competenze che richiedono e spesso nelle persone che li compiono. La storia della tecnologia è piena di invenzioni rimaste tali per decenni, e di innovatori che non hanno inventato nulla: hanno reso economicamente reale l'invenzione di altri.

Tre condizioni congiunte definiscono l'innovazione: la novità, l'implementazione e la creazione di valore per un utilizzatore. La definizione statistica di riferimento, quella del Manuale di Oslo dell'OCSE (quarta edizione, 2018), le riprende con precisione operativa: un'innovazione è un prodotto o un processo, nuovo o significativamente migliorato, che differisce in modo rilevante da quelli precedenti e che è stato reso disponibile ai potenziali utilizzatori o messo in uso. La parola che porta il peso della definizione è l'ultima parte: reso disponibile, messo in uso. Un brevetto mai attuato, un prototipo mai industrializzato, un algoritmo mai integrato in un servizio sono invenzioni, conoscenza, patrimonio potenziale; non sono innovazioni.

A valle dell'innovazione, Schumpeter colloca il terzo termine della sequenza: l'imitazione. Quando un'innovazione ha successo, altri operatori la copiano, la adattano, la migliorano; la novità si diffonde nel sistema economico e i profitti dell'innovatore originario si erodono progressivamente. La sequenza invenzione, innovazione, imitazione descrive il meccanismo con cui il progresso tecnico si propaga, e insieme spiega perché il vantaggio dell'innovatore è temporaneo per costruzione: il tema di chi riesce a trattenere il valore, e con quali strumenti, occuperà i capitoli 11 e 12.

Schumpeter aggiunge due contributi che vale la pena fissare subito. Il primo è l'ampiezza della nozione: le "nuove combinazioni" non riguardano solo il prodotto. Le sue cinque forme (un nuovo bene, un nuovo metodo di produzione, un nuovo mercato, una nuova fonte di approvvigionamento, una nuova organizzazione dell'industria) anticipano la tassonomia moderna, che distingue innovazione di prodotto, di processo, di mercato e di modello di business. Il secondo è il concetto di distruzione creatrice, formulato in Capitalismo, socialismo e democrazia (1942): la concorrenza che conta nel capitalismo non è quella di prezzo tra imprese simili, ma quella portata dal prodotto nuovo, dalla tecnologia nuova, dalla forma organizzativa nuova, che non comprime i margini degli operatori esistenti: ne minaccia l'esistenza. L'innovazione crea valore anche ridistribuendolo, sottraendolo a strutture che rende obsolete. Per chi valuta una nuova impresa, la conseguenza pratica è che l'analisi competitiva deve stimare non solo il mercato da conquistare ma la reazione di chi quel mercato lo presidia.

Sezione 3

Le due fasi: farla esistere, farla arrivare

Se l'innovazione esiste solo quando raggiunge un utilizzatore, allora il processo che la produce ha per forza due fasi, ed entrambe sono necessarie.

La prima fase è farla esistere: trasformare un problema in un concetto, un concetto in un meccanismo verificato, un meccanismo in un prodotto funzionante. È il territorio della ricerca e sviluppo, e ha una sua economia caratteristica: costi anticipati, esito incerto, tempi lunghi, risultati che sono conoscenza prima che fatturato.

La seconda fase è farla arrivare: produrre in serie, distribuire, comunicare, vendere, assistere. È il territorio dell'industrializzazione e del mercato, con un'economia diversa: costi ricorrenti, ricavi misurabili, concorrenza diretta, e un rischio che non è più tecnologico ma commerciale.

Le due fasi richiedono competenze, capitali e strutture organizzative differenti, e la storia industriale mostra che l'eccellenza in una non implica l'eccellenza nell'altra. Il caso di studio in fondo al capitolo, la penicillina, è l'illustrazione più netta: tredici anni separano la scoperta dalla disponibilità del farmaco, e quei tredici anni sono esattamente la distanza tra le due fasi.

In un'economia di mercato, la forma organizzativa che esiste per compiere le due fasi insieme si chiama impresa: una struttura che riunisce sotto un coordinamento unico la conoscenza (le persone e la proprietà intellettuale), il capitale (chi finanzia le fasi a esito incerto), il lavoro (chi esegue) e le relazioni (fornitori, clienti, istituzioni). Questa definizione funzionale dell'impresa, come integratore delle due fasi dell'innovazione, è il filo che collega questo capitolo al resto del saggio: gran parte dei capitoli che seguono analizza dove questa integrazione si inceppa (il rischio, il finanziamento, l'appropriazione del valore, l'organizzazione) e quali metodi esistono per farla funzionare. Il capitolo 16 mostrerà che il venture builder è precisamente una risposta organizzativa ai punti in cui l'integrazione fallisce più spesso.

Sezione 4

Caso di studio: la penicillina, o i tredici anni tra invenzione e innovazione

Nel settembre del 1928 Alexander Fleming, al St. Mary's Hospital di Londra, osserva che una muffa del genere Penicillium contamina una coltura di stafilococchi e ne inibisce la crescita. Pubblica l'osservazione nel 1929, identifica la sostanza attiva e la chiama penicillina. È un'invenzione, anzi una scoperta di prima grandezza; ma nel 1929 non cura nessuno. La sostanza è instabile, difficilissima da isolare e da produrre in quantità apprezzabili, e per oltre un decennio resta una curiosità di laboratorio.

La seconda fase comincia nel 1939 a Oxford, dove Howard Florey ed Ernst Chain riprendono il lavoro, purificano il principio attivo e nel 1940-1941 dimostrano l'efficacia terapeutica, prima sugli animali e poi sull'uomo. Ma il problema che decide il destino della penicillina non è scientifico: è produttivo. Le rese dei processi di laboratorio sono minuscole; per i primi pazienti la penicillina viene recuperata perfino dalle urine dei trattati, tanto è scarsa. La svolta arriva dal trasferimento del progetto negli Stati Uniti: il laboratorio del Dipartimento dell'Agricoltura di Peoria, Illinois, sviluppa la fermentazione in profondità in grandi vasche e individua ceppi di Penicillium molto più produttivi; un programma coordinato dal governo statunitense in tempo di guerra coinvolge più imprese farmaceutiche (tra cui Pfizer, Merck e Squibb) nella produzione su scala industriale. Nel 1943 la produzione è ancora razionata sui fronti militari; nel 1945, anno in cui Fleming, Florey e Chain ricevono il Nobel, la penicillina è disponibile alla popolazione civile.

Il caso condensa quasi tutti i temi del saggio. La distanza tra le due fasi: tredici anni tra osservazione e disponibilità, e la parte più costosa e organizzativamente complessa non è la scoperta ma la produzione. La natura sistemica della seconda fase: servono microbiologia industriale, ingegneria di processo, capitale, coordinamento pubblico e capacità manifatturiera di più imprese insieme. Il ruolo del finanziamento pubblico nelle fasi che il mercato da solo non copre, tema che ritroveremo nel capitolo 09. E il tempo come variabile costitutiva: ogni anno di ritardo si misura in vite non salvate, che è la forma più concreta che può prendere l'affermazione con cui il capitolo è cominciato: una soluzione che non arriva non adatta nulla.

Nel metodo Volcano

Questo capitolo fonda tre scelte strutturali del metodo. La prima è la ragione dichiarata dell'attività: Volcano descrive l'innovazione come la fabbricazione in tempo delle adattazioni che l'evoluzione non può fornire (il saggio "Por qué existe la tecnología" e i primi due punti della presentazione istituzionale riprendono esattamente l'argomento della sezione 1). La seconda è la conseguenza organizzativa della distinzione tra le due fasi: nel modello Volcano la fase "farla esistere" vive nel progetto, contenitore logico della R&S che nasce per concludersi, e la fase "farla arrivare" vive nella startup, contenitore giuridico che porta il risultato al mercato e resta; la separazione non è un tecnicismo societario ma la traduzione in struttura delle due economie diverse descritte nella sezione 3. La terza è la definizione funzionale dell'impresa come integratore di conoscenza, capitale, lavoro e relazioni: è la stessa quaterna che il metodo chiama capitale nelle sue diverse forme, e che la teoria del capitale a otto porte rende conferibile da soggetti diversi.

Letture

Per approfondire

  • J.A. Schumpeter, The Theory of Economic Development (1934): la fonte della distinzione invenzione-innovazione e delle cinque forme di nuova combinazione; bastano i capitoli 1 e 2.
  • J.A. Schumpeter, Capitalism, Socialism and Democracy (1942), capitolo 7: le sette pagine sulla distruzione creatrice, tra le più citate dell'economia del Novecento.
  • OCSE/Eurostat, Oslo Manual 2018, capitolo 1-3: la definizione statistica corrente di innovazione, utile come riferimento terminologico condiviso.
  • E. Lax, The Mold in Dr. Florey's Coat (2004): la ricostruzione storica completa del caso penicillina, dalla scoperta alla produzione industriale.

Domande frequenti

Domande frequenti

Se invenzione e innovazione nella pratica si usano come sinonimi, perché insistere sulla distinzione?

Perché le due attività hanno rischi, competenze e finanziatori diversi, e confonderle produce errori concreti: valutare un progetto di R&S con i criteri del mercato (o viceversa), o presentare a un investitore un'invenzione come se fosse già un'innovazione. La distinzione dice a che punto del percorso ci si trova e quale rischio resta da eliminare.

Un'invenzione che resta in laboratorio non vale quindi nulla?

Non è un'innovazione, ma non vale zero: è conoscenza documentata, eventualmente protetta da proprietà intellettuale, che può essere venduta, concessa in licenza o riutilizzata in un progetto successivo. Il capitolo 12 tratta questo valore residuo; ciò che l'invenzione da sola non ha ancora prodotto è l'adattamento per cui il processo era cominciato, e il valore pieno arriva solo con la seconda fase.

La distruzione creatrice significa che ogni innovazione danneggia qualcuno?

Quasi sempre l'innovazione di successo sottrae valore a strutture esistenti, ma il saldo del sistema è positivo: il valore creato per gli utilizzatori e i nuovi operatori supera quello distrutto, ed è questo il meccanismo della crescita economica secondo Schumpeter. La conseguenza pratica non è morale ma analitica: chi valuta un progetto deve identificare chi perderebbe valore e stimare la sua capacità di reazione, perché l'incumbent minacciato è parte del rischio.

La penicillina ha richiesto lo Stato: significa che il mercato da solo non basta?

In quel caso la fase produttiva richiedeva un coordinamento e una scala che nessun operatore privato avrebbe sostenuto da solo in quei tempi, e il finanziamento pubblico ha coperto il tratto che il mercato non copriva. È una configurazione ricorrente, non un'eccezione bellica: il capitolo 09 mostra che il finanziamento pubblico delle fasi a rischio alto e appropriabilità incerta è una componente strutturale dell'economia dell'innovazione.

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John F. Kennedy, 1962
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